mercoledì 27 settembre 2017
In equilibrio
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lunedì 8 maggio 2017
Rame e perle
giovedì 30 marzo 2017
Labradorite e argento di recupero
Torno al mio antico amore per la labradorite, anche se alla fine la decisione di montare questo bel cabochon ovale è frutto (come quasi sempre) del caso. E anche l'aspetto finale è stato un work in progress.
O forse una scintilla che ha illuminato un pomeriggio buio, e mi ha fatto completare questo lavoro in poche ore così come lo potete vedere.
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martedì 6 dicembre 2016
Agata, similoro e argento
Insieme all'ottone ho usato anche l'argento, in una delle due coppette ovali più piccole e nella chiusura a T, la cui forma, seppure vuota, è sempre un ovale. La parte meno facile della costruzione di questo pezzo è stato scegliere il sistema attraverso il quale le pietre si agganciano agli elementi in metallo. Le scelte erano due, e alla fine ho optato per quella che mi sembrava la più semplice (ma lo era solo in teoria!) anche se finché non ho montato la collana ero abbastanza dubbiosa sulla resa finale.
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lunedì 17 ottobre 2016
La spirale all'infinito
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mercoledì 15 giugno 2016
Una collana (e il valore del tempo)
Dopo aver creato le maglie ovali in rame le ho accostate abbastanza casualmente e ho creato così il centrale rigido. Sin da subito avevo in mente di valorizzarlo utilizzando una perla rosata, che ho montato grazie ad un perno saldato sul centrale.
Non metto spesso l'accento su quanto sia lungo un lavoro fatto completamente a mano in ogni sua parte, su quanto tempo serva per le rifiniture minuziose che rendono un oggetto unico, piacevole da guardare e da toccare. Eliminare ogni sbavatura di saldatura, aggiustare le forme finché non sono perfette, saldare in maniera pulita, limare ogni taglio, ogni eccesso, usare sempre la carta vetrata dopo ogni passaggio fatto con l'utensile elettrico. Non lo faccio di solito perché non è solo questo che definisce il valore di un oggetto. Oltre al lavoro in sé e al tempo impiegato c'è il risultato, il design, il gusto, la portabilità, l'eventuale preziosità dei materiali. È un complesso di cose che definisce la qualità e quindi il valore. Ma ultimamente mi sono interrogata molto sull'opportunità di essere sempre, in ogni caso, la perfezionista che sono, anche quando non ho molto tempo e ho molti lavori da portare a termine. Me lo chiedo quando mi fanno male le mani a forza di chiudere anellini, e ho le dita rigide a furia di usare la carta vetrata, o all'ennesimo taglio sui polpastrelli.
E la risposta che continuo a darmi è sempre che sì, vale sempre la pena di fare un lavoro al meglio delle mie capacità, non proporre mai oggetti che sento "sbagliati", non lesinare mai il mio tempo sulle più piccole cose che distinguono un lavoro da tutti gli altri. Se la parola artigianato (se volete chiamarlo handmade fate pure) ha un valore, per me è questo. È questo che insegno e che cerco di trasmettere, e che cerco di mettere in ogni oggetto che esce dalle mie mani.
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lunedì 7 marzo 2016
Scatole
Scatole a contenere ricordi, dolori, parole, segni.
Scatole con dentro cose da buttare via, cose da tenere, da restituire.
Scatole piene di immagini, di lettere sbiadite, di oggetti senza senso, di desideri e sogni.
Scatole a contenere una vita, tutto, o niente.
lunedì 18 gennaio 2016
Argento e pietra di luna
giovedì 3 dicembre 2015
Ancora quadrato: collana con labradorite
Pubblicato da Alessia Spalma alle 10:47:00 1 commenti
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mercoledì 21 ottobre 2015
Due fiori per una collana
Per una volta oggi vi mostro un oggetto che è partito da un'idea ben precisa, anche se ci ho messo un'eternità a decidermi a realizzarla. Ho persino (più o meno) disegnato il centrale di questa collana, anche se poi il risultato è leggermente diverso dall'idea iniziale.
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lunedì 14 settembre 2015
Una foglia in ottone, e l'agata blu
La semplicità di una forma ricavata dal filo, una foglia leggerissima, stilizzata. Indecisa su come montarla l'ho casualmente accostata ad un filo di agata blu con cui pensavo di fare un bracciale, e mi è piaciuto tanto da farmi subito cambiare idea. Il filo di agata è diventato il girocollo che porta al centro la foglia in ottone.
Così, molto semplicemente infilata fra due ali di blu. Ma per finirla bisognava cercare qualcosa che la completasse in modo degno, perché va bene la semplicità, ma che amante dei particolari sarei se non cercassi ossessivamente la ricercatezza anche dove rimarrà quasi invisibile? Quindi ecco una chiusura a T che richiama la forma della foglia e le barrette che la collegano al girocollo, anch'esse in ottone similoro squadrato a mano.
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martedì 25 agosto 2015
Magica labradorite
Questa pietra mi ha stregata. Quando vado in giro a comprare qualche filo da montare mi capita di cercare sempre l'angolo coi suoi riflessi magici, vedo quella cascata grigio-verde e mi basta spostare la testa per cogliere i bagliori colorati delle pietre appese in bella mostra. E chissà poi come mai ho i cassetti e le scatoline piene di ogni forma di labradorite: tonde, rondelle, sassetti, ovali, goccine e chi più ne ha più ne metta!
In questa collana ho montato un cabochon dalla forma irregolare, incastonandola con un castone parziale che lasciasse libero parte del perimetro della pietra. Diciamo che è un compromesso fra questo tipo di incassatura delle pietre e la mia preferita, che rimane in assoluto la montatura a griffe.
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mercoledì 11 febbraio 2015
Segni sul rame
Non è perché amo gli alberi che il rame in questa collana sembra corteccia. O forse sì?
Di sicuro è anche perché sto scoprendo un modo nuovo (per me) di lavorare il metallo e me ne sto innamorando ogni giorno di più. E scopro che così i segni che lascio sono morbidi ma bellissimi, e che riesco ad ottenere in modo semplice e veloce forme leggere, curve interessanti, che ho un maggiore controllo sulla forma finale.
Tre elementi ovali, curvati e ammorbiditi dal lavoro del martello, saldati insieme a formare il centrale di questa semplicissima collana. Anche la catena è formata da elementi creati col filo di rame e saldati, uniti fra loro da anellini.
Ero restia a saldare le barrette che formano la catena, perché la saldatura d'argento si vede un po' sul filo che è abbastanza sottile, ma alla fine l'effetto non mi dispiace. Volevo qualcosa di semplice ma allo stesso tempo di rifinito per completare in modo leggero le forme organiche del centrale.
martedì 4 febbraio 2014
Patina sul rame
La patina è davvero un elemento imponderabile. Fa parte del suo fascino, probabilmente, il fatto che ogni volta che tenti di ottenere un colore puntualmente ne viene fuori un altro, sfumature impreviste, parti che si staccano e che rivelano il metallo sottostante. La patina che si sviluppa naturalmente dall'esposizione del metallo a un qualche agente chimico (sia esso volatile o liquido) è sempre un'incognita. Basta una variazione di temperatura, il grado di pulizia del pezzo che vogliamo trattare, una piccola variazione nelle proporzioni delle sostanze che utilizziamo... tantissimi fattori possono influenzare il risultato che si otterrà. E poi bisogna avere molta pazienza. Perchè la patina ha bisogno di asciugare sul metallo, e cambierà ancora, a volte bisogna aspettare per giorni per capire cosa abbiamo ottenuto.
Questa lastrina colorata di verde/blu e arancio è frutto delle tante prove che ho fatto quest'estate per preparare il prossimo workshop sulle patine. Non era solo particolarmente bella la combinazione di colori che ho ottenuto. Per caso somigliava moltissimo ad una perla in ceramica raku che avevo comprato molto tempo prima, e che aspettava una degna collocazione in un pezzo che valorizzasse la sua forma così particolare e i suoi colori.
Ogni singolo componente di questa collana è unito agli altri con connessioni a freddo, rivetti in primo luogo, che permettono di mostrare tutta la bellezza dei colori e di montare anche la perla che non ha un classico foro passante, ma è una spirale chiusa su sé stessa con il solo spazio al centro.
Ogni volta che patino un pezzetto di metallo è un'avventura. E il risultato a volte è degno di essere utilizzato come una pietra preziosa, incastonato al centro di un gioiello.
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lunedì 4 novembre 2013
Il dono di un'idea
I gusci si evolvono. E diventano esattamente quello che avevo in mente la prima volta che ho provato a "tirar su" una piccola lastra. Diventano coppette dai bordi irregolari, molto più profonde. Dopo aver forgiato la prima ho continuato, fino ad averne una piccola serie, senza sapere bene cosa farci. Le ho tenute allineate sul tavolo, ancora sporche dalle ricotture, e ogni volta che le prendevo in mano mi chiedevo cosa sarebbero diventate.
Per mia fortuna ho ricevuto in dono un disegno, l'idea iniziale di questa collana.
Io l'ho un po' cambiato, non l'ho realizzato esattamente come era stato pensato, e ci ho anche messo una vita perchè mi ero convinta di non essere in grado di saldare insieme le coppette, di non riuscire a farne quel gioiello pulito e perfetto che vedevo sulla carta.
Forse poi creare il girocollo e la chiusura è stato ancora più complicato, perchè volevo che l'insieme risultasse leggero, volevo che gli occhi si posassero solo sul punto focale e tutto il resto fosse solo un sostegno, il meno invasivo possibile.
Avete mai pensato a quanto sia straordinario, in questo mondo pieno di gente piccola che si appropria delle idee altrui, che qualcuno ti faccia dono delle sue, senza volere nulla in cambio? Ho una scatola piena di idee. Che non sono uscite dalla mia testa ma che, attraverso le mie mani, diventeranno reali, forse cambieranno un po', ma sono state pensate per me. Perchè io le realizzi. Per me sono un altro modo di lavorare insieme, e sono un dono speciale, per arrivare dove da sola non sono in grado di arrivare.
He who receives an idea from me, receives instruction himself without lessening mine; as he who lights his taper at mine, receives light without darkening me.
[Colui che riceve da me un'idea, riceve egli stesso conoscenza senza diminuire la mia; così come colui che accende la sua candela alla mia, riceve luce senza lasciarmi al buio.]
Lettera da Thomas Jefferson ad Isaac McPherson, 13 Agosto 1813
Pubblicato da Alessia Spalma alle 09:22:00 10 commenti
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lunedì 7 ottobre 2013
Una collana, tante tecniche
Oggi vi mostro questa collana perchè sono reduce da un intenso fine settimana che è culminato ieri in una giornata di corsi. E stamattina, mentre sceglievo tra le foto l'oggetto da pubblicare, ho visto questa collana che ho fatto quest'estate e ho ritrovato qui riunite tante tecniche diverse, alcune delle quali sono state oggetto del mio lavoro di ieri insieme ai miei bravissimi allievi.
Vedete quei due fili di rame che agganciano il pendente al girocollo? Erano rimasti nella mia scatola degli scarti dopo un corso, sono il risultato delle prime prove di forgiatura sul filo. Li ho saldati a due lastrine a forma di semicerchio sulle quali spicca una bella texture.
E poi ci sono rivetti, che le uniscono alla lastrina con la patina verde-blu.
Il pendente a me fa pensare a una coccinella, mentre il girocollo mi fa pensare a tutto il lavoro che serve per fare ogni singolo elemento completamente a mano, dagli anellini di congiunzione tagliati uno ad uno col seghetto ( ma così risultano davvero perfetti!), ad ogni elemento della catena, alla chiusura.
Però alla fine che soddisfazione, quando tutto è un insieme armonico di forme pensate per stare insieme e completarsi a vicenda.
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mercoledì 25 settembre 2013
Foldforming, rame e pietra di luna
Avere un pezzo importante, lavorato con una tecnica come il foldforming, mi pone sempre la fondamentale questione: come montarlo?
Perchè spesso si rischia di ottenere risultati quasi identici a quelli di altri, o si rischia di banalizzare. A volte ci metto mesi per decidere come finire una collana, faccio tantissime prove, e non sono mai soddisfatta.
Poi un po' il caso e un po' la testardaggine hanno la meglio, e così anche questa collana è stata terminata. Un grande pendente lavorato a barchetta e montato con elementi rigidi che ne enfatizzano la forma e formano la struttura del girocollo.
Gli elementi della catena sono uniti fra loro da pietre sfaccettate di adularia (pietra di luna), pietre un po' grezze, con riflessi blu. Per illuminare il rame. Chissà perchè non avevo mai considerato questa pietra, adesso invece...
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lunedì 16 settembre 2013
Incastonare il colore
Una cosa strana mi succede negli ultimi tempi. Non so come mai mi vengono in mente un sacco di idee per collane. Ci sono stati periodi, che io definisco di "pigrizia creativa", nei quali ho fatto tanti orecchini, e spesso accantonavo un po' le collane, perchè si tratta di lavori più lunghi e a volte complessi.
Di solito per creare una collana mi muovo dal centro, dal punto focale, spesso senza avere in mente un'idea precisa di come finirla, ma è sempre quello il fulcro di tutto. In questa collana sono partita da due idee: il colore e la finestra.
Una lastrina forata al centro porta l'attenzione tutta sul colore che si intravede sotto, una bella patina verde ripresa dalle pietre, rondelle di crisoprasio montate su parte del girocollo. In verità ci sono tanti elementi che mi intrigano in questo lavoro, tanti elementi dai quali al momento sono molto affascinata e che sto esplorando: la texture molto marcata sulla lastrina forata, la patina colorata, la montatura nascosta sul retro del castone, e il castone stesso. Qui mi intrigava anche l'idea di ribaltare il concetto stesso del castone (che normalmente trattiene l'elemento "prezioso") e fare della parte che di solito è nascosta e funzionale, uno degli elementi decorativi.
Volevo che anche gli altri dettagli della collana richiamassero il centrale e quindi ho realizzato una chiusura a T particolare, con la stessa texture e la stessa forma.
Anche se all'inizio non ero del tutto convinta di riuscire a portarlo a termine con successo, questo lavoro mi ha davvero appagata, e il risultato finale mi piace molto. Forse è proprio questo che adesso mi spinge verso lavori un po' più difficili, o più articolati: la soddisfazione che si prova quando guardi il risultato e dici "non pensavo...".
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lunedì 28 gennaio 2013
Cuore d'inverno
Tante volte vi ho parlato del caso, di quando un oggetto nasce quasi da se', perchè due pezzi di metallo si trovano vicini sul tavolo, o perchè cerco di conservare gli scarti di altre lavorazioni o le prove di altri oggetti.
Questa collana è un po' figlia del caso e un po' della volontà. Nasce dalle prove che mi hanno portato a realizzare una delle spille da scialle fatte quest'autunno. Un pezzetto di lamina di rame lavorato, piegato e sagomato come un nastro. E dalla volontà, o forse dal bisogno, di realizzare qualcosa in un momento in cui niente è semplice.

Questa figlia del cuore dell'inverno e della mia impotenza. Ha la bellezza fredda, quasi stellare della labradorite, che si rivela solo se la luce la colpisce nel modo giusto, altrimenti è solo pietra, anonima e grigia. Ha il filo che la lega, la stringe, la tiene. Ha il colore del rame a illudere con la promessa del calore.
Siamo un po' tutti così. Figli del caso e della volontà. Belli quando la luce del sole ci colpisce nel modo giusto e fa emergere i nostri veri colori. Altrimenti anonime facce che si incrociano per strada, strette nei cappotti e nelle braccia, a proteggerci. Promesse mantenute o infrante.
Pubblicato da Alessia Spalma alle 09:00:00 6 commenti
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