mercoledì 6 marzo 2013

Il valore del (mio) lavoro

In queste settimane ci sono state molte discussioni in rete, rimbalzate dai blog ai social network, sul valore del "fatto a mano", sull'importanza del giusto prezzo, sulla creatività e, di contro, su ciò che viene spacciato per creatività. Molte persone si sono indignate perchè qualcuno ha osato indicare, nominare, in qualche modo catalogare. Io sono sempre d'accordo a dire in modo il più chiaro possibile la propria opinione, e nel criticare, anche severamente, ma correttamente ed educatamente.
In questo post però, più che di questi aspetti sui quali penso già conoscerete la mia opinione perchè ne scrivo da sempre, vorrei parlare dell'importanza di comunicare all'esterno il valore del lavoro che c'è dietro ad un pezzo artigianale.

Premetto alcuni concetti che ritengo fondamentali:
- Dire artigianale non è di per se' qualificante: possono esserci oggetti completamente fatti a mano brutti, poco funzionali, di cattiva qualità e di nessun valore.
- Dire fatto a mano non è di per se' qualificante per gli stessi identici motivi.
- Handmade non è da solo sinonimo di bello, né di qualità, né di pregevolezza.
- Creativo è un aggettivo, che deve stare accanto ad un sostantivo, perchè la vera fatica è imparare un lavoro, impadronirsi di una tecnica, esplorarla e farla propria e, all'interno di un sistema di regole e valori, trovare la propria strada, il proprio modo di esprimersi, con umiltà e consapevolezza dei propri limiti, ma sempre nel tentativo di superarli.

Incisione ad acido, acquaforte
Wip: lastrine immerse nell'acido per l'incisione.

Detto questo, per me rimane fondamentale comunicare al meglio delle mie possibilità quello che faccio. Come lo faccio. I materiali e le tecniche che utilizzo. In un mondo che ha in larga parte dimenticato come si usino le mani, che quasi disprezza i lavori "sporchi", che accomuna la parola artigianale al concetto di bassa qualità, probabilmente diventa quasi una missione portare alla luce la bellezza, il valore, l'importanza del lavorare a mano. Del partire dalla materia prima, e con una serie di passaggi più o meno complessi, arrivare ad un oggetto finito, funzionale e magari anche esteticamente piacevole.
Ecco perchè spesso pubblico foto dei lavori in progress, perchè è interessante vedere quanti passaggi possano volerci per arrivare ad un oggetto finito, e quanto sarà diverso dal lavoro appena abbozzato.

Work in progress rame e patina blu

Questi gusci ad esempio, vengono forgiati a partire da un tondino di lamina di rame, tirati su pazientemente attraverso varie ricotture e successivi passaggi di forgiatura, in tutto circa un'ora e mezza di lavoro per un paio, cui segue la rifinitura della forma e dei bordi, e ancora la patina che richiede alcune ore, e attenzione costante. E poi ancora la patina deve essere protetta e asciugarsi, e poi finalmente posso montarli.

Bronzo e argento, patina blu

Non rinuncerò mai alla possibilità di far capire cosa faccio, attraverso le parole, le foto, le descrizioni e soprattutto cercando di portare in giro il mio lavoro, che non vuol dire solo esporre i miei lavori finiti, ma fare vedere come li realizzo, lavorando sul posto ai mercatini, tenendo corsi e dimostrazioni, rispondendo alle domande e cercando di trasmettere la mia passione e la mia voglia di imparare a chi, per caso o per fortuna, incrocia la mia strada. Mostrare il processo di realizzazione di un oggetto non è giustificarne il prezzo, o anche la mera esistenza, perchè molte altre cose concorrono alla determinazione del prezzo, come la qualità del lavoro finito e il suo valore estetico. Per me invece è il modo per avvicinare chi non ha idea a un mondo affascinante e ricco di possibilità. Perciò non rimango chiusa nel mio angolino, dietro al mio schermo. Non partecipo agli eventi cool per gente cool, e non ho paura di capitare ad un mercatino accanto a chi assembla, o vende roba di plastica, o biscottini di fimo. Se la gente non ci vedrà al lavoro non saprà mai che esistiamo, e il cambiamento che auspichiamo non avverrà mai.


22 commenti:

Grazia ha detto...

Sono una pessima venditrice, assolutamente negata, ma ai mercatini adoro lavorare, fare vedere le materie prime i processi di lavorazione ed i vari passaggi per arrivare al prodotto finito, mi piace parlare con la gente e raccontare di lavorazioni che li, per ovvie ragioni, non posso fare, spiegare come si crea una patina, spiegare come si ottiene un determinato colore. Alla gente piace, mi ascolta e capisce che dietro ogni piccolo pezzo creato c'è in grande valore, che dietro una piccola piega ci sono ore e ore di lavoro, di prove, delusioni e successi...

Fata Bislacca ha detto...

Dico solo questo: Ti stimo e ti adoro anche per questo tuo post! Sei la voce di tante che si sbattono e che non hanno il tempo per mettere i puntini sulle "i". O non ne hanno la capacità mantenendo il sangue freddo. Io non ne parlo quasi mai perché mi fa proprio male sentire tanta ignoranza. E forse spero che quello che faccio parli per me. Parli degli anni di scuola, dei giorni, nesi anni di apprendimento, di prove, di insuccessi. Di schizzi, di discussioni, di mostre.... O forse no, ma per me è un bisogno fare fare ed è un pugno nello stomaco quando tutto viene messo nello stesso contenitore "DIY", "fatto a mano", "creativo" ecc... Bah, mi taccio ma ti ringrazio! Love, Bisly

Alice ha detto...

Già...
<3

Helena ha detto...

Questo scambio di pensieri è fantastico, perchè è il vero motore che spinge a riflettere, imparare e migliorare in ogni attività, per ogni frase che ho letto ho cercato di farne tesoro e capire a che punto sono e dove voglio arrivare..per non parlare che in questi ultimi tempi sono proprio alla ricerca di definizioni, e cioè cosa intendo io per handmade o hobby, cosa intendono gli altri, come far capire cosa faccio..per adesso ammetto però di non aver ancora definito granchè anche se mi sono finalmente resa conto che il mio non è solamente un hobby e che in questi anni ho imparato tante cose che vanno al di là di saper creare una collana o altro, ci sono tante cose immateriali che magari non si spiegano a parole ma che con un immagine o una sensazione si possono comunicare. Insomma, in questi ragionamenti forse mi sono un po' persa ma volevo provare a dire quello che mi frullava per la testa, oltre al fatto che spero non si fermi questo confronto ma continui mantenendo però l'aspetto di discussione costruttiva e informativa, come fai già tu da tempo. Ah, e pensa che ho cercato su wikipedia cosa intendevi per WIP, adesso ho capito! ciao ciao!
Helena

Antonella Lamarra ha detto...

al momento dalle mie parti artigianale è sinonimo di prezzo basso. Nessuno stà a guardare l'idea che c'è dietro quell'oggetto, il lavoro e la ricerca della perfezione. A volte mi sembra di essere inerme, ma la strada per la ricerca di una riapacificazione con me stessa è ancora lunga e soprattutto tortuosa.. vabbè dai non voglio angosciarti... un abbraccio e tieni duro!!

Greta ha detto...

Alessia, hai pienamente ragione. Il mondo non ha più pazienza, tutti devono avere le cose pronte, subito. Per questo tante volte il valore di un oggetto fatto a mano e curato nei minimi particolari da chi l'ha modellato non è considerato nel modo giusto. Nemmeno l'originalità di quel pezzo viene ben vista. E' come se tutti volessero omologarsi...ma finché ci sarà gente come te questo non succederà! Continua così!

Martina ha detto...

Come dici tu in questi giorni sul web sono apparse un po' di discussioni, tutte interessantissime e, credo, azzeccate, su questo concetto di "fatto a mano"... e anche la tua riflessione non è da meno, molto chiara ma allo stesso tempo pacata^^
Giudicare non è compito di nessuno di noi, possiamo solo esprimere quello che pensiamo attraverso le nostre mani...
Vedere però che quello che penso io lo pensano tante altre persone mi rassicura, mi fa sentire un po' meno "strana" e un po' meno fuori dal mondo^^
Ti mando un abbraccio!
:*

Rosalba ha detto...

Abbiamo finito con il made Italy fatto ovunque nel mondo e ora si comincia con il Bio, handemade, artigianato, proveniente da chissàdove e poi? Perchè chi è onesto deve dimostrare la sua onestà e non vengono interrotte queste truffe ai danni del consumatore? Ultima la storia del cibo in cui viene ritrovato di tutto... Mi ricora un fatto successo a mio figlio. In classe c'era una bimba con i pidocchi e "per non offenderla" le madri degli altri 20 alunni dovettero andare dal pediatra a farsi fare un certificato che dimostrava che i nostri figli non avevano i pidocchi. Il mio si rifiutò di farlo. Penso che chi vive con onestà, troverà sempre le persone adatte ad apprezzare il suo lavoro, per gli altri, tutto si paga, prima o poi. In bocca al lupo e continua ad essere sempre come sei.Ro

Marco Magro ha detto...

mi è piciuto il tuo blog e il tuo post.lo sai che anche io sono un tuo ammiratore!
io,per esempio,odio lavorare sul posto.l'ho fatto qualche volta anni fa ma mi dava noia la gente intorno e,comunque,non mi concentravo e non ero naturale.penso che la gente può capire l'unicità e la bellezza di un pezzo fatto con amore.
altro discorso è il "fatto a mano".troppa gente che infila una pallina dietro l'altra(ed è un esempio)si auto definisce artigiano se non artista!!

Latte&Caffè ha detto...

tu non puoi immaginare quanto io ti adori. Adoro la semplicità delle tue "creazioni", l'accuratezza del tuo artigianato, della tua capacità di usare le mani! Ho grande ammirazione per quello che fai e per quello che scrivi.
Grande Alessia!!!
Loredana

Picci ha detto...

Questo post dal tono risoluto, pacato e chiaro ti eleva a signora indiscussa della craft-blogosfera. Tu sai far bene, sei pienamente consapevole del tuo lavoro e lo fai sapere bene. Per questo non ha paura di essere vicino a creazioni di fimo o "assemblatori". Far capire non è facile, ma provarci è obbligatorio. Grazie

danielainrosa ha detto...

sono d'accordo su quello che hai scritto che la gente non capisce la parola artigianale e che pensi sia di scarsa qualità dato che io non riesco ad avere le vendite... e anche io come te faccio creazioni semplici e di mia testa però per quanto riguarda i pupazzi mi avvalgo del cartamodello scaricato da internet.... ciò che voglio dire è che se anche faccio delle creazioni di mia iniziativa non viene mai presa in considerazione anche se l'ho fatto un unico pezzo non riproducibile.... lo faccio perchè cosi nessuno può dire che anche un altra persona indossa la sua stessa creazione... praticamente cerco anche di essere originale anche se in modo semplice ... ciao da danielainrosa

robe da gatti ha detto...

Ho apprezzato moltissimo queste tue parole. Io mi sento "di non c'entrare ancora" in questa bella storia, nel senso che ci sto provando, ma sono anni luce dalle bellezze che alcune di voi siete capaci di produrre. Per questo mi imbarazza permettermi di unirmi al vostro coro... tant'è, sono perfettamente d'accordo con il tuo modo di vedere la questione.

LaPucci ha detto...

Ciao Alessia, ti ammiro davvero tanto e ho seguito questa discussione sulla creatività fin dal primo post di DuediQuadri... ho pensato di scrivere anche io la mia (piccola) opinione perchè è un argomento su cui rifletto da molto. Ti ho citata, quindi se ti vai ecco il link:
http://ilmondodipucci.blogspot.it/2013/03/handmade-e-creativita.html

Spero che non venga letto come spam perché non è la mia intenzione :)

duediquadri ha detto...

Bellissimo questo post, mi era sfuggito ma per fortuna un'altra amica di blog me lo ha segnalato. Credo tantissimo nelle tue parole, quello che tu illustri è proprio l'atteggiamento giusto, sano e positivo che potrà cambiare le cose. Come anch'io ho scritto nel mio blog, è fondamentale parlare anche delle fasi di lavoro che non sono note "ai non addetti ai lavori", dobbiamo sempre tenere a mente che non tutti coloro che vedono i nostri lavori sappiano distinguere una tecnica dall'altra o un prodotto realizzato industrialmente da uno artigianale. Colgo anche l'occasione per farti i complimenti per i tuoi lavori, mi lasciano sempre a bocca aperta!
A presto,
Gabriella.

Francesca ha detto...

Ciao Alessia, ti seguo da tempo, questo post mi è piaciuto molto e credo di averlo letto con attenzione, così come ho letto con attenzione i commenti. E una frase, scritta nel tuo post e ripresa anche nei commenti, mi ha colpito. "no ho paura di partecipare ad un mercatino accanto a chi assembla, o vende roba di plastica, o biscottini di fimo". La parola assemblatori è anche ripetuta tra virgolette in un commento. Il post è chiarissimo in ogni suo punto e lo condivido in pieno. Ma la frase relativa ai biscottini di fimo e agli assemblatori - solo quella, solo assolutamente solo quella - non mi piace molto. Magari sto fraintendendo io il significato, però credo che chiunque si cimenti nell'arte della creazione di gioielli, debba per forza partire dalle basi, dall'imparare ad unire insieme dei pezzi, senza saldatore, senza martelli, incudi o acidi, assemblando, appunto, mettendoci quanta più orginalità può. Ripeto, magari sto fraintendendo io il significato, sia della frase, di Alessia, che di Picci. relativamente ai biscottini in fimo, a me personalmente non piacciono, non so nulla di fimo, ma ho letto varie discussioni in merito, e per quanto ne so, anche col fimo si parla di esperienza e conoscenza dei materiali, delle finiture e delle vernici di protezione. Assunto che i biscottini si possono modellare a mano, come vere sculture in miniatura, non tutti li fanno con lo stampo. E' chiaro che il livello di competenza, le capacità e l'esperienza non sono uguali per tutti: nessuno nasce imparato, per dirla in altre parole. Pertanto, mi piace avere rispetto di chi ha fatto una lunga strada per acquisire delle capacità, così come mi piace avere rispetto per chi, quella strada, l'ha appena cominciata. Rispetto e comprendo il disagio relativamente al proliferare dei vari termini sul fatto a mano e sulla creatività, ma purtroppo quella frase mi crea altrettanto disagio. Sono certa di aver espresso il mio parere con rispetto per te, Alessia, e per chi segue, come me, il tuo blog, se ho frainteso, sarei felice che mi chiariste il significato, e spero in ogni caso di non aver urtato o offeso nessuno. Ci tenevo solo ad esprimere la mia opinione, proprio perchè questo blog mi piace molto, così come le creazioni di Alessia

Alessia ha detto...

Grazie di cuore a tutti per aver lasciato dei commenti tanto articolati e preziosi. L'argomento è sicuramente importante.

Donatella, ma anche Daniela e tutte le persone che si sentono poco apprezzate in quello che fanno: non vi conosco, ma io per prima cerco di essere sempre molto autocritica. Lo sono sempre stata e spero di esserlo sempre. L'umiltà e l'autocritica possono aiutarci a capire se non siamo noi per primi a svilire il concetto di "fatto a mano", con creazioni poco curate, accostamenti di colore poco armoniosi, fotografie mal fatte che non trasmettono nulla, e via dicendo, argomenti che trattava Paper Leaf nel suo post e sui quali io sono assolutamente d'accordo. Spesso non ci apprezzano perchè i nostri lavori forse non sono ancora all'altezza di essere presentati e venduti.

Marco grazie di cuore, un vero artigiano di cui sentire la voce qui, per me è un onore. Io amo lavorare in pubblico, anche se all'inizio mi faceva paura, poi ho visto che me la cavo abbastanza nel tramettere la passione e l'amore per quello che faccio, e cerco di farlo sempre. capisco che non tutti siamo portati verso questo tipo di contatto, quindi ci sta che a te non piaccia farlo. Si possono trovare altre strade per fare capire che fatto a mano o artigianale ha un significato ben preciso, e vuol dire trasformare la materia prima in un oggetto finito.

LaPucci, è stata una scoperta conoscerti, grazie di cuore per aver lasciato un commento, sono venuta a leggere il tuo post e lo trovo molto vicino a quello che penso anche io, e ben scritto anche. Mi ritrovo tanto in quello che dici sui tuoi inizi :) mi vergogno da morire delle prime cose che ho fatto, ma sono lì a testimoniare un percorso.

Alessia ha detto...

Gabriella/Duediquadri, tutto è nato dal tuo post di cui condivido molta parte, grazie a te per averlo scritto e aver iniziato questa discussione spero costruttiva come sono sempre i confronti! :)

Francesca, capisco la tua posizione, capisco chi si possa sentire offeso anche dalla semplice parola "assemblatori". Ma perchè offendersi? Chi assembla fa questo, semplicemente, assembla. Come chi fa la maglia, fa la maglia. Chi lavora il metallo lavora il matallo. Chi fa ceramica, fa ceramica. Perchè chi si sente definire assemblatore deve offendersi? Non posso minimamente pensare che sia giustificabile l'offesa, perchè io ho iniziato come tutti assemblando e mai una volta mentre lo facevo e facevo cose di sui adesso mi vergogno (perchè erano banali, poco curate perchè io ero inesperta ecc.) ho pensato di fare qualcos'altro. Non pensavo di essere un'artigiana, non lo penso nemeno adesso. Non pensavo di dire "fatto a mano" perchè chi assembla non "fa a mano" ma "assembla a mano" materiali prefiniti prodotti da altri, spesso prodotti da manifatture o industrie straniere, di cui non si conosce la provenienza, spesso cinesi o indiane o del sud est asiatico. L'artigiano, colui che "fa a mano", parte dalla materia prima: il fabbro dal metallo, il falegname dal legno e così via, e senza l'utilizzo di macchine se non in minima parte, usando quasi esclusivamente strumenti manuali, realizza un oggetto finito, funzionale o artistico o entrambe le cose insieme. Ecco cos'è un artigiano. Niente altro. Poche persone lo sanno, pare. Molti, come dice Marco giustamente, infilano due perline su un chiodino (perline e chiodino di provenienza cinese presumibilmente) e si autodefiniscono artigiani, affermano di "fare a mano" e scrivono handmade sulle loro creazioni, disprezzando i cinesi o chi per loro, e i loro prodotti sulle bancarelle a fianco alle loro. Ma che differenza c'è fra le loro cose "assemblate a mano" con gli stessi materiali magari, e quelle della bancarella cinese? nessuna, perchè anche i cinesi assemblano "a mano". I gioielli o la bigiotteria non c'è altro modo di assemblarla se non a mano.
Ecco cosa intendevo io per assemblatori, nulla più di ciò che è. E affermavo di non aver mai avuto fastidio (come invece sento da molti "colleghi") nei confronti dei cinesi, di chi compra e rivende, di chi assembla semplicemente cose tutte uguali viste e riviste. Perchè chi apprezza quelle cose (per mille motivi) non apprezza le mie. O non se le può permettere. Chi invece cerca le mie non comprerà mai una cosa di scarsa qualità, di plastica, simile a mille altre, assemblata.

Grazie ancora a tutti per aver lasciato il vostro pensiero :)

Anonimo ha detto...

Ciao Alessia...arrivo ora ma un piccolo commento vorrei lasciarlo...Ti ammiro come persona e come blogger. La tua generosità nel mostrarti a chi ti legge è veramente tanta. Mostri le tue fragilità ma soprattutto la forza e la determinazione di proseguire su una strada a volte difficile. Ho letto il tuo post..purtroppo è vero, non sempre viene dato il giusto riconoscimento al prodotto artigianale, che impegna tempo e passione nel realizzare oggetti che sono creature proprie, diverse tra loro ma con un'anima. Io lavoro con il legno, mi appassiona veder nascere forme sotto le mie mani, dipingerlo e poi far fatica a staccarmene quando vedo allontarlo da me..cerco sempre di fare le cose con passione e spero sempre che chi adotta un mio piccolo pezzo sappia veramente il lavoro che c'è dietro. Non ho un blog e non sono su fb (sono jurassica in queste cose)ma non smetterò mai di far capire cosa vuol dire artigianale, handmade..fatto a mano
Grazie Alessia, come sempre, per condividere il tuo lavoro, i tuoi pensieri ed il tuo essere con noi ..non smettere mai
Un abbraccio grande
Monica

Anonimo ha detto...

semplicemente fantastica ♥
Marta

Ramona ha detto...

Ciao Ale, noi invece ci conosciamo da un pò attraverso mail che ogni tanto ti ho scritto ed alle quali hai risposto con tanto affetto...
Io sono estranea agli eventi che avvengono sul web da un pò, quindi non sapevo di questa polemica, ma il tuo post capita a fagiolo. Proprio ieri nella associazione di cui ti ho parlato più volte ed a cui partecipo c'è stat un alunga discussione su cosa sia la creatività e su cosa ormai si possa definire davvero originale; ti posso assicurare che neppure tra gli artigiani c'è chiarezza al riguardo; molti pensano che attaccare un cindolo, acquistato già pronto, ad una catenina voglia dire aver creato un'opera e potersi arrogare il diritto di vietarne la riproduzione ad altri.
Per fortuna ci sono poi alcune persone che pensano che le idee ed il loro svilupparsi fino ad un prodotto finale, che nelle sue riproduzioni successive viene aggiustato modificato lavorato costantemente e continuamente, nella ricerca dellacorrispondenza all'idea iniziale, sia essere creativi ed originali.
Sono stanca di continui battibecchi su queste cose, se ognuno pensasse davvero, come giustamente dici tu, a progredire nel proprio lavoro, a superare continuamente i propri limiti impadronendosi di una tecnica, tanto da saper tirar fuori una novità di lavorazione o un prodotto mai visto, l'arte e l'artigianato farebbero grandi passi avanti, ma quando si fa solo polemica sterile osservando ciò che fanno gli altri senza pensare a migliorare sè stessi ed il proprio lavoro l'arte e l'artigianato vengono affossati per sempre....

Stefyume ha detto...

Bellissimo post, racchiude la mia idea sulla creavità...
ti ho "appena scoperta", ma continuerò a seguirti...complimenti per le tue creazioni e per la tua mente creativa..
passa a trovarmi se ti va, il mio blog è appena nato...ma crescerà piano piano ;)
Stefy

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