venerdì 11 maggio 2012

Ispirazione: Artist/Craftsmen mini documentaries

Tutti abbiamo bisogno di ispirazione. C'è sempre qualcosa che ci muove a fare, a creare, ad andare in una direzione. Può essere una spinta interiore, può essere la voglia di esprimersi, può essere il talento. Ma tutti a volte abbiamo anche bisogno di conoscere delle realtà diverse, di sapere che quello a cui aspiriamo non è impossibile da raggiungere, che in qualche posto nel mondo, sempre di più, ci sono persone che hanno il coraggio e l'intelligenza di vivere le loro passioni al cento per cento. Non solo sogni, non solo desideri.
A volte nemmeno ci rendiamo conto che si può vivere in modi diversi, che si possono seguire altri percorsi, forse più difficili, forse meno convenzionali, ma percorsi che ci possono avvicinare a quello che veramente sentiamo di essere.
Da circa un anno mi sto interessando sempre di più a questo mondo, fatto di persone che lavorano con le mani, che mettono in pratica antiche arti e le coniugano con nuove conoscenze. E cercando di conoscere queste realtà e di dar loro valore per quanto posso coi miei mezzi, mi sono imbattuta in un canale che raccoglie molti video. Ognuno di questi video documenta un mestiere, un artigiano, un volto e delle mani che credono in quello che fanno.

Artist/Craftsmen mini documentaries

C'è Andrew MacDonald, lo shoemaker, che in una piccola bottega di Paddington (UK) crea scarpe completamente fatte a mano.

C'è David A. Smith che crea insegne e opere d'arte con vetro e specchi.

C'è Sean Wallis che costruisce telai per biciclette.

Ci sono Yvan e John che fanno i fornai, usando farine biologiche e metodi antichi.

C'è Kiva Ford, che col vetro crea incredibili opere che stanno a metà fra l'arte e la scienza.



Ci sono i fratelli Mast, che producono cioccolato artigianale a Brooklyn.


Per me questa è ispirazione. Sapere e vedere che si può fare. 
Guardare negli occhi di queste persone e vederci dentro la passione.

5 commenti:

sil ha detto...

Ciao Alessia, questo post mi casca a pennello. Ieri ho letto una dichiarazione di Philippe Daverio che mi ha fatto pensare. Diceva più o meno che l'arte, "abilità manuale legata a un contenuto", è un fenomeno esclusivamente europeo, e che ad esempio la fantastica ceramica cinese non è che il più alto traguardo dell'artigianato (perché secondo lui non esprime "contenuti"). Daverio salva solo l'arte Zen e certa arte giapponese, tutto il resto è considerato artigianato. Il solito sguardo superiore e schifato dell'arte sulla manualità. Mi ha fatto riflettere. Ho capito che l'arte eurocentrica ha un ottimo allibi per spacciare per "arte" delle semplici trovate pubblicitarie. Personalmente riesco ad apprezzare l'arte moderna solo quando mi muove qualcosa o quando intuisco la padronanza del mezzo espressivo. Scusa la lungaggine, ma mi sembrava che fosse attinente. Ciao!!

Valentina ha detto...

quanti ne conosco e tutti italiani :)... anche se io ho iniziato solo da un anno, vivo questi ambienti da anni perchè i miei più cari amici erano creativi pelle, ceramica, pittori, fornai
........ Artigiani come dico io con la A maiuscola.

Vivì ha detto...

cara Alessia, concordo pienamente con quello che hai scritto, tra l'altro non sai quanto anch'io stia pensando da un bel po di buttarmi in avventure simili...sarei felice di vedere esempi ITALIANI di persone che ce la fanno in questo senso...e non parlo di chi ha le spalle ben coperte e può permettersi di provare...rischiare..e qui bisognerebbe aprire una bella parentesi... parlo di chi dal nulla con possibilità modeste ce la fa senza venire schiacciato da tasse e quant'altro. Quello che mi chiedo è se realmente questo paese può ancora offrire delle possibilità...la risposta spesso non è positiva...Proprio una settimana fa con grande tristezza ho saputo che uno dei più bei progetti creativi che siano mai stati sviluppati nella mia città presto finirà...e perchè? non perchè non ci sia stato riscontro dalle persone...o perchè non ci sia stato impegno...ma perchè è difficile sopravvivere...è brutto dirla così, ma io credo che qui non ci sa la possibilità in questo momento di far si che le passioni, i sogni diventino realtà...è molto difficile...sarei la prima a voler che le cose andassero diversamente.
un abbraccio
Vivi

Lina ha detto...

L'ho trovato interessante e rispecchia a pieno ciò che sento. Nel lavoro che faccio, c'è pochissima manualità. Un giorno, poi, un po' per gioco un po' per un desiderio che mi portavo dietro da molto tempo, ho ricominciato a ricamare e di lì si è aperto un nuovo mondo e ho riscoperto davvero me stessa.

Alessia ha detto...

Silvia, la questione è complessa sicuramente e io non mi sento in grado di parlarne con molta cognizione di causa. Posso dire quello che sento io, e cioè che c'è tutta questa smania in giro di sentirsi artisti e di essere definiti tali... che non ci si accontenta di essere ritenuti dei bravi, o bravissimi, o eccellenti artigiani. E un'altra cosa che mi sento di dire perchè ci credo fortemente è che la padronanza del mezzo espressivo, la tecnica, è imprescindibile da qualunque forma d'arte, e in generale di espressione. Ammirare le sculture di Michelangelo o di Rodin è ammirarne anche la sublime tecnica. Cercare l'"Arte" senza la tecnica, senza ciò che rende "artigiani" è non solo stupido, ma inutile secondo me.

Vivi, sai che penso a volte? che certe esperienze in Italia non esistano perchè in Italia non ci si accontenta di fare un mestiere bellissimo come quello dell'artigiano, perchè in Italia pretendiamo che tutto si trasformi per magia in qualcosa di più elevato, qualcosa che dia un'aura glamour, qualcosa che dia molto anche dal punto di vista economico. E poi si, da noi purtroppo la burocrazia, le tasse, il sistema in generale non incoraggia sicuramente a scelte del genere. Ma non ci incoraggia nemmeno la nostra nuova cultura da parvenu, per cui devi fare per forza un bel lavoro dietro alla scrivania, devi per forza timbrare un cartellino per essere accettabile. Mi ha molto infastidita la tipa della trasmissione di Cielo che ha ospitato Giulia che continuava a sottolineare che Giulia fosse un ARCHITETTO. Non bastava che fosse la meravigliosa creativa che è, che fosse stata capace di seguire il suo sogno e trasformarlo in un'attività, bisognava dire mille volte che è un architetto. Come se questo la connotasse meglio, ne facesse qualcosa di meglio di un'artigiana e una creativa.

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